Futuri chirurghi cerebrali? Chi gioca oggi ai videogiochi

di Gaetano Cutri Commenta


Da bambini vi è mai capitato di giocare con un piccolo classico in voga fino a qualche lustro fa e che è riuscito a mettere alla prova migliaia e migliaia di ragazzini in tutto il mondo? Stiamo parlando dell’Allegro chirurgo, quel semplice gioco che aveva come “tabellone” un uomo in sala operatoria che doveva ricevere operazioni di vario tipo per recuperare e salvare alcune parti del corpo, facendo attenzione a non farlo soffrire.

La sofferenza dell’uomo veniva manifestata con un suono acuto che si attivava quando la pinzetta, rappresentante uno strumento chirurgico, toccava il bordo della fessura che conteneva l’osso o l’organo di turno. Sicuramente lo conoscete, voi, proprio voi che ora invece siete dei forsennati estimatori degli ultimi picchiaduro usciti sul mercato o degli sparatutto più in voga degli ultimi tempi. Avete mai pensato che potrebbe esserci una correlazione tra il gioco di cui sopra e i videogames?


Magari iniziate a porvi la domanda, in special modo se dopo aver iniziato ad utilizzare con una frequenza piuttosto massiccia il controller, vi siete ritrovati ad essere imbattibili nelle operazioni dell’Allegro chirurgo visto che a quanto pare recenti studi scientifici hanno messo in evidenza qualcosa al riguardo. Pare infatti che i videogiocatori più accaniti, sarebbero dei perfetti futuri chirurghi, in special modo del settore cerebrale.

Lo studio rivela infatti che, anche da un punto di vista di sviluppo del cervello, la concentrazione necessaria per alcuni titoli ed una certa dimestichezza tra movimenti dei controller e sguardo fisso sul monitor, possano essere molto simili agli elementi immancabili di un bravo chirurgo che opera al cervello. Chissà quindi che una nuova partita ad Halo oppure un duello con Ryu in Street Fighter non possano farci salvare vite in un estremo futuro.

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