
A volte sembra quasi impossibile che con appena un mazzo di 52 elementi si possano creare tante situazioni divertenti e spassose da condividere con gli amici e con i parenti in ogni occasione quando si ha voglia di starsene in tranquillità e in allegria in modo semplice e rilassato. Le carte da gioco sono insomma uno dei modi più efficaci per combattere la monotonia, come per esempio durante lunghi viaggi in treno o nelle soste sotto l’ombrellone.
Se non si riesce a condividere il piacere di iniziare una partita con uno dei tantissimi giochi di carte realizzabili con un semplice mazzo francese, allora spesso si sceglie la strada del gioco singolo, il cosiddetto solitario che ci permette comunque un buon livello di sfida con noi stessi. I solitari da gustare sono tantissimi, ma tra i più accreditati c’è sicuramente quello etichettato come “piramide” ma che prende vari nomi a seconda delle varianti o della provenienza.
Circa due anni separano l’uscita di questo nuovo capitolo dal precedente: Harry Potter e l’Ordine della Fenice. Anche se la saga è giunta al termine, con il settimo e ultimo libro, la sfilza di film e videogiochi non si ferma di certo qui. Tornando all’Ordine della Fenice, possiamo dire che non ci aspettavamo un gioco sviluppato cosi bene, naturalmente in confronto ai suoi predecessori. Il Principe Mezzosangue non è certo da meno e cosi andiamo subito ad analizzarne i particolari.

Bisogna dire che come design non era niente male, ma di certo la grandezza di questo controller è sempre stata un problema. Fino all’uscita della serie “S” (controller più piccoli e più ergonomici), siamo stati costretti a giocare con in mano un mattone. Altra pecca dovuta alla grandezza è sicuramente la distanza tra i pulsanti che, dopo poche ore, ci faceva prendere dei crampi allucinanti.
