Giochi della memoria, Incantation

di Redazione Commenta


E’ passato poco tempo da quando anche la serie cinematografica che lo ha visto protagonista si è conclusa ponendo la parola fine alle sue avventure e lasciando di stucco tutti gli appassionati che dopo anni ed anni di fedele osservazioni, hanno salutato con una lacrimuccia il ragazzo che è praticamente cresciuto con loro, sia fisicamente che personalmente, accompagnato sempre dalla schiera di amici e nemici ben noti al grande pubblico.

Si parla ovviamente di Harry Potter, il più famoso maghetto nel mondo della celluloide e dei romanzi moderni, ideati forse per un pubblico piuttosto giovane, ma che sono stati incantevoli anche per qualcuno che ha qualche anno in più sul groppone. Tutti sono rimasti stupefatti dal suo coraggio e dalle sue magie, ma nessuno forse ricorda che altri simpatici maghetti si sono fatti notare nei contesti videoludici come il protagonista di Incantation.


Un titolo semplice ed accattivante che mette subito sotto i riflettori il giovanissimo maghetto protagonista di questo coloratissimo platform che ha visto la luce nella metà degli anni ’90 su Super Nintendo, rappresentando una magica alternativa ai classici tormentoni rappresentati da Mario e company. La struttura è quella tipica da platform in due dimensioni con uno stile che pigia molto l’acceleratore sul fantasy conclamato.

L’arma di attacco del simpatico personaggio principale, vestito come esattamente lo stereotipo del piccolo mago imporrebbe, è il suo scettro fatato con il quale lanciare delle sfere letali per i vari nemici e, esattamente come in uno sparatutto, acquisendo nuovi potenziamenti, l’effetto offensivo dell’arma aumenta a dismisura diventando molto più pericoloso. Incantation può incantare, ma dopo un po’ tutto sommato anche un po’ sbadigliare a causa dell’originalità non esattamente dirompente.

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