Giochi della memoria, Ballz

di Gaetano Cutri Commenta


Con i picchiaduro, specialmente quelli usciti negli ultimi anni, siamo abituati a gestire una gran varietà di personaggi che sono resi accattivanti da un bagaglio di abilità decisamente personali e soprattutto da look che li rende assolutamente desiderabili dal giocatore di turno che vuole vivere uno scontro in prima persona, utilizzando letali tecniche offensive. Esempi ne potremmo fare molti citando vari gioielli appartenenti a questo genere.

Insomma tutti si sono divertiti con Ryu da Street Fighter con i vari lottatori che compongono la saga di Tekken, ma anche con la sinuosa Mai Shiranui da uno qualsiasi dei King of Fighters e che dire poi dei combattenti armati di spade ed asce disponibili nel nuovo appetitoso Soul Calibur 5? Insomma di carne al fuoco ce n’è tanta e tanti sono anche i personaggi disponibili nei picchiaduro, ma siamo sicuri che, come quelli di Ballz, non ne avete mai visti.


Dimenticatevi toraci scoperti per mostrare gli addominali al proprio avversario, scordatevi totalmente mise succinte e provocanti per le bellezze di turno capaci di difendersi da sole attraverso lo studio di chissà quale arte marziale, in Ballz, storico picchiaduro che vide la luce su Sega Mega Drive diversi annetti fa, avevamo a che fare con una cricca di lottatori, tutti creati da una serie di sfere collegate per rendere antropomorfa la creazione.

Un orso grosso e combattivo aveva un torace creato da una sfera sostitutiva ai pettorali pompati dallo sforzo fisico, così come le duellanti potevano mostrare due sfere poste in punti chiave, giustificando così la propria femminilità. Una certa fluidità nei movimenti ed un accenno di prospettiva durante gli scontri, rendevano Ballz più moderno rispetto ai suoi rivali, ma l’assenza di veri e propri volti per i personaggi non permetteva al giocatore di affezionarsi al già risicato cast.

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