David Cage, i videogiochi hanno bisogno di evolversi

di Gaetano Cutri Commenta


Ne è passato di tempo da quando videogioco voleva dire guidare una pallina gialla in un labirinto e farle mangiare delle strane pillole lungo il percorso evitando fantasmini colorati, oppure colpire solo all’impazzata un mucchio di soldati nemici in uno sparatutto. L’esperienza videoludica sta ormai sconfinando verso altre prospettive e un grande sostenitori di questa nuova valvola di sfogo per programmatori e semplici giocatori è David Cage.

Il nome vi dirà qualcosa in più soprattutto se lo accomuniamo a quello di un titolo straordinario ed importantissimo per la sua originalità come Heavy Rain, quella sorta di esperienza sensoriale e cinematografica, più che semplice videogioco per console, che rappresenta in pieno il pensiero di David Cage, designer del gioco, fiero del suo lavoro e convinto che l’industria videoludica debba evolversi per non rischiare il tracollo.


Quel che vogliono i giocatori di oggi è sicuramente un bagaglio di caratteristiche differente da quello degli appassionati di ieri. Se il cinema introduce il 3D, allora il videogioco dovrebbe proporre valide alternative al gioco classico come lo si intendeva fino a qualche tempo fa. Se con Heavy Rain un primo tassello è stato posto nel mosaico videoludico dalla Quantic Dream, la prossimo creatura sfornata dal marchio sarà senza dubbio altrettanto attraente.

Vi abbiamo già parlato infatti di Beyond Two Souls, un titolo che sta già scatenando altissime aspettative e capace di avvicinare il gioco al cinema come non è mai successo prima, fondando molto dell’impatto col giocatore nelle espressioni e nelle emozioni dei protagonisti, tra cui l’acclamata attrice Ellen Page già ammirata in Juno. Se già Shigeru Miyamoto sta pensando ad introdursi nel mondo del cinema, che il futuro del videogioco sia già instradato in questa condizione di ibrido?

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