
Quante volte vi avremo parlato dello stretto legame che spesso intercorre tra il mondo dei videogiochi, ormai variegato, ampio e soprattutto adatto ad ogni palato, con quello del cinema, un universo pieno di emozioni e di storie da raccontare che spesso si rifanno, per l’appunto, proprio a quelle narrate all’interno di un titolo per console che, per amplificare il proprio prestigio, prende posto nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.
Approfittando spesso della presenza di un cast rinomato o quanto meno di un personaggio di punta della cinematografia internazionale, come ad esempio la conturbante Angelina Jolie che ha egregiamente vestito i panni di Lara Croft, archeologa di fama videoludica universale, i film nati da videogiochi di grande prestigio sono ormai innumerevoli, ma grazie ad un’importante azienda, probabilmente il loro numero sarà destinato a crescere ancora.


È una sentenza storica quella che è arrivata negli Stati Uniti lunedì pomeriggio che ha visto la Corte Suprema degli Stati Uniti confermare come i videogiochi rientrino nel Primo Emendamento che tutela la libertà di espressione per libri e film.

Chi ben conosce Peter Molyneux probabilmente saprà a memoria il suo “modus operandi”. Dichiarazioni pompate sui suoi progetti prima del lancio, poi l’ammissione che qualcosa non è effettivamente andata come previsto una volta che il gioco è già uscito nei negozi ed è stato valutato, positivamente o meno, dalla stampa specializzata.