Il Times e il Brasile contro i videogiochi

di Edoardo Gioe 1

Al più che famoso Jack Thompson, l’avvocato americano che da anni si batte contro la pubblicazione dei giochi Take Two/Rockstar (Grand Theft Auto, Manhunt 2, Bully etc) ritenendoli “violenti e pericolosi per il pubblico di adolescenti verso il quale vengono rivolti”, si aggiungono oggi anche Janice Turner, articolista del Times inglese che si scaglia contro l’Xbox 360 e un giudice che ha bandito la vendita e la distribuzione di Counter Strike e Everquest in Brasile.

Secondo il Times, l’Xbox 360 è come il “Crack per i ragazzi”. L’articolista del time è una lavoratrice con figli, e ha problemi a gestire la quantità di tempo che i suoi ragazzi passano davanti a media come televisione e videogiochi. Per la maggior parte dell’articolo, la Turner si lamenta di come la tecnologia odierna le impedisca di fatto di controllare come le attività dei suoi figli possano ripercuotersi sulla loro crescita in maniera positiva o negativa. Secondo lei i videogiochi sono il trend del momento, e se non li hai da ragazzo, sei fuori moda.

“Un tempo, ragazzi come questi sarebbero gli emarginati del parco giochi, ma non è più così. Adesso sono i miei ragazzi ad essere emarginati. Sono emarginati perché, a differenza dei genitori che odiano la TV, io mi rifiuto di comprar loro console portatili, l’Xbox, il Gamecube, la Playstation 2. Questi sono il Sudoku di Satana, la cocaina e il crack del cervello”.


“Anche il più scadente cartone animato o la peggior soap opera sono in grado di trasmettere ad un ragazzino una trama, un personaggio, umorismo o semplicemente la vita. Giocando ai videogiochi, i ragazzi sono mentalmente imprigionati, collegati alle menti dei loro malvagi creatori. E giocano – beep beep – durante viaggi, cene in famiglia e in qualsiasi momento non abbiano qualcosa da fare.

E i loro genitori non sembrano mai dir loro “ehi, adesso basta, leggiti un libro“. Oppure “game over, ragazzini: fatevi una vita”.

In risposta alle dure, durissime parole di Janice Turner Marcus, un lettore del Times Online ha scritto:

“Ahh i videogiochi. La fonte di ogni male. Di nuovo. Immagino, Janice, che tu non ne abbia mai giocato uno. Io regolo il tempo che i miei figli passano davanti alla TV con molta severità – 4 ore a settimana al momento. Però gli faccio anche giocare Super Mario Galaxy (come parte del tempo consentitogli davanti al televisore). E’ un mondo gioioso e meraviglioso di colori e divertimento che li ispira nel disegnare, scrivere storie e a giocare a ‘Mario’ fuori di casa. Non capisco quindi, che problema c’è?”.

“Il problema che tu hai, o così sembra, è che stai dando la colpa al più semplice dei capri espiatori e non alle tue capacità di madre”.

I videogiochi vengono odiati e amati da tempo ormai, eppure nessuno si è mai veramente soffermato sulla capacità creativa che riescono ad avere, o sugli stimoli positivi che possono ottenere sulle menti di tutti quanti noi, dagli adulti ai ragazzi in crescita. Ricordo ad esempio che durante la mia infanzia mi era proibito di giocare a molti giochi che i miei genitori consideravano “violenti”. Eppure mi concedevano il tempo da loro ritenuto giusto davanti a giochi come Super Mario All Stars e Yoshi’s Island. Mi concedevano tempo con Mickey Mania e Zelda: Link’s Awakening. E mio padre giocava spesso con me a Cannon Fodder sullo stravecchio Macintosh Classic che avevamo in casa.

Non riesco davvero a capire come un gioco possa allontanare dalla realtà una persona che non se ne sia già allontanata per altri motivi o con altri mezzi. Non capisco come un’ora passata davanti a un gioco qualunque possa influenzare più di un’ora di televisione fatta di demenzialità e volgari nudità che cercano di attirare l’attenzione degli spettatori.

Sempre contro i videogiochi si è mosso recentemente un giudice brasiliano, che ha dichiarato illegale la vendita e il commercio di Counter Strike ed Everquest, adducendo motivazioni non del tutto chiare. Di seguito le traduzioni di alcuni frammenti di lettere inviate agli editori di Kotaku da alcuni lettori brasiliani:

“Dal 17/01 Counter Strike ed Everquest sono banditi in Brasile. La decisione presa da un giudice federale, basata sui Diritti dei Consumatori in quanto mette in pericolo la vita degli acquirenti del prodotto”.

Counter Strike è stato bandito perché, secondo alcuni esperti, insegna tattiche di guerra. Everquest è stato bandito per via delle quest del gioco. Il giudice brasiliano asserisce che alcune quest chiedono al giocatore di fare cose buone e cose cattive, cosa che porta a problemi psicologici.

In Brasile, quei giochi erano riservati ad un pubblico di soli adulti”.

“La decisione, presa da un tribunale del Goias, è estesa con effetto immediato a tutto il Brasile. Procon, l’associazione dei consumatori brasiliana, ha dichiarato che Counter-Strike è un gioco dove “Spacciatori di Rio de Janeiro rapiscono tre rappresentanti delle Nazioni Unite. La polizia invade il luogo in cui sono trattenuti gli ostaggi e viene accolta con proiettili […] Secondo gli esperti il gioco insegna tecniche avanzate di guerra”. Per quanto riguarda Everquest, la Procon ha dichiarato che “[Everquest] porta i giocatori a completi conflitti morali e ‘pesanti’ conflitti psicologici, poiché le missioni a loro assegnati potrebbero essere buone o cattive”. E’ stato inoltre diramato un avviso diretto ai consumatori, che chiede a tutti di denunciare immediatamente un negozio che vende uno di questi due giochi”.

Appare alquanto strano che un gioco possa esser bandito in quanto contiene conflitti morali, che a mio parere sono invece educativi. Decidere di fare la cosa giusta, o di fare quella sbagliata sapendo quali ripercussioni potrebbe avere sulla vostra persona o su altre persone è quello che comunemente chiamiamo senso di responsabilità, che a mio parere è un valore, ed anche uno importante.

Vi invitiamo a dirci la vostra e raccontarci esperienze in cui voi. o persone che conoscete, siete stati influenzati positivamente o negativamente da un videogioco. Fateci sapere nei commenti!

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