Giochi della memoria, Rolo to the Rescue

di Gaetano Cutri Commenta


Nella nostra lunga carriera da videogiocatori probabilmente potremmo vantarci di aver rivestito i ruoli di un’infinità di personaggi diversi visto che ogni genere ha i suoi paladini specifici ed ogni sottogenere ha a sua volta una discreta varietà di protagonisti selezionabili che diversificano così in modo maggiore le varie esperienze di gioco che ci siamo trovati a vivere. Tutto ciò innesca quindi una lotta al personaggio più carismatico.

Se da un lato vanno molto di moda i personaggi duri ed affascinanti, sia maschili che femminili, dalle sembianze umane e pronti a salvare il mondo, c’è anche tutta una schiera di mascotte e di animali antropomorfi che hanno fatto la felicità di molti di noi e che ci deliziano ancora con molti adventure e platform game. Se è quasi d’obbligo puntare su un protagonista scattante e veloce, è anche vero che non sempre le console hanno ospitato solo personaggi di questo tipo.


Probabilmente sono davvero pochissimi quelli che tra di voi lo ricorderanno, ma su Sega Mega Drive, all’inizio degli anni ’90, fece la sua comparsa Rolo, protagonista di Rolo to the Rescue, un simpatico platform dal taglio ambientalista in cui prendevamo il controllo di un dolcissimo elefantino che, a dispetto della sua mole, poteva spostarsi in modo anche particolarmente veloce e scattante con un obiettivo ben preciso.

Lo scopo del gioco era quello di aiutare Rolo a salvare i suoi amici animali, tra cui talpe, scoiattoli e conigli, intrappolati in alcune gabbie disseminate lungo i settanta livelli di gioco. Il problema era l’assenza di autosalvataggio che rendeva quasi impossibile terminare il gioco in una volta vista la longevità estesissima. Rolo fu anche uno di quei giochi che vantava un doppio finale, a seconda del numero di animali riusciti a portare in salvo. Un titolo per un target basso ma dalla forte tenerezza.

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