Giochi della memoria, King of the Monsters

di Gaetano Cutri Commenta


Abbiamo più volte affermato che il Giappone, o meglio la città di Tokyo per la precisione, ma possibilità da estendere a qualunque metropoli presenti grattacieli oppure edifici di considerevoli dimensioni, sia uno dei luoghi maggiormente colpiti da ogni tipo di catastrofe, tanto per giustificare l’incipit di eventuali plot narrativi di serie tv di successo, come di film dei grandi numeri al botteghino o anche di videogiochi per console.

Più volte abbiamo assistito a cataclismi di provenienza puramente naturale, alcune volte il danno è stato proveniente da cause inquietanti ma avvolte nel mistero, altre volte invece, e qui il Giappone entra prepotentemente in pieno contesto, i poveri cittadini della metropoli distrutta, hanno avuto a che fare con degli esseri di dimensioni ragguardevoli che non hanno trovato nulla di meglio da fare se non mettere a ferro e fuoco il paese. In King of the Monsters questo accadeva ad ogni partita.


Più che ci siamo trovati ad affrontare questo tipo di minaccia nei panni di poveri sopravvissuti al ciclone generato da questi adepti di Godzilla, ma nello spiritoso King of the Monsters, titolo d’azione che potrebbe essere facilmente anche inserito a pieno titolo nella categoria dei picchiaduro, si abbandonava il ruolo di cittadino colpito dalla disgrazia per indossare immediatamente la corazza o il pelo di una creatura selvaggia in piena lotta contro acerrimi avversari.

Lo scopo del gioco era facile: fregarsene altamente della città pronta per essere demolita e piuttosto concentrarsi contro il mostro avversario, che fosse una sorta di scarafaggio gigante, un supereroe di dimensioni megagalattiche, una sorta di lupo mannaro oppure un uomo di pietra, e azzerare del tutto la sua barra di energia. Elicotteri militari in volo e grattacieli da annientare con qualche pugno rappresentavano gli ingredienti d’ambientazione di King of the Monsters, un titolo adatto agli amanti dei giochi catastrofici.

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