Giochi della memoria, Jeopardy

di Gaetano Cutri Commenta


C’è sicuramente una fetta di pubblico che non si può perdere una puntata di una fiction piuttosto accreditata, che sia sulla tv di stato o sulla rete ammiraglia di quella commerciale. Casalinghe pronte subito dopo cena ad incollarsi di fronte allo schermo per gioire per le gesta eroiche di un personaggio storico o per scoprire intrighi di corte di uno sceneggiato in costume: elementi più che sufficienti a quanto pare per garantirsi milioni di spettatori.

C’è però anche chi, magari proprio nel preserale, fascia da qualche anno garantita per questo tipo di trasmissioni, non si perde una sola domanda dei quiz più o meno divertenti ed originali che prendono posto nei palinsesti delle principali reti della tv italiana, tentando quindi di rispondere al maggior numero di quesiti posti ai concorrenti. Pensate che, prima dei quizzoni moderni, un gioco all’epoca delle console a 16 bit proponeva proprio questo.


Ispirato ad una delle più rinomate e celebrate trasmissioni americane, seguitissima fin dai suoi esordi, il gioco che vide la luce su Sega Mega Drive si intitolava Jeopardy e, nei panni di un concorrente qualunque, si doveva proprio partecipare ad un episodio classico del programma televisivo tentando di raggranellare un bel gruzzolo rispondendo alle varie domande in maggior numero rispetto ai proprio avversari.

Cinque erano gli argomenti su cui bisognava rispondere, ognuno proposto con cinque quesiti di varia difficoltà: una domanda più complessa ci permetteva di portare a casa fino a 500 dollari, mentre ne avremmo intascati soltanto 100 con il quiz più semplice. Grafica purtroppo inadeguata anche per gli standard dell’epoca ed una certa ripetitività dopo un gioco prolungato non diedero alla versione videoludica di Jeopardy lo stesso appeal dell’originale controparte televisiva.

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