Alan Wake, da MMO a survival horror

di Redazione 1


Di survival horror ormai le nostre console sono veramente piene, rendendo il genere quasi inflazionato. La causa è sicuramente da ricercare nel grandissimo successo ottenuto da quello che in molti considerano il vero apripista del genere, ovvero Resident Evil, il prezioso gioiellino della Capcom, nonostante anche nel passato ci fossero numerosi titoli dalle atmosfere terrorizzanti che però mai riuscirono ad incarnare una simile magia spaventosa.

Da quel giorno infinite furono le soluzioni adottate per bissare quel successo, come l’arrivo di giochi in cui fantasmi da incubo scorazzavano liberamente per magioni orientali dall’aspetto desolato e fatiscente, mostrandosi in apparizioni degne di una pellicola horror nipponica, o ancora ambientazioni che sembrano partorite dalla mente di un pazzo schizofrenico, con mostri di ogni specie e mutazioni genetiche anomale.


Ma c’è un nuovo gioco che ha già destato l’interesse di molti appassionati e che dovrebbe portare una nuova ventata di terrorizzante divertimento a tutti quei cultori che hanno tanto atteso il suo arrivo nei negozi. Si tratta di Alan Wake, una nuova avventura orrorifica che ci mette nei panni di uno scrittore in cerca della sua bella, tra oscure foreste e nemici dall’aria tutt’altro che umana. Con l’avvicinarsi della data di uscita, saltano a galla i primi retroscena.

Pare infatti che Alan Wake inizialmente doveva essere una sorta di gioco con un mondo aperto, come un MMO, di certo appetitosa caratteristica per un titolo del genere. Ma poi dopo le prime prove si è capito che dei veri effetti di paura si potevano raggiungere soltanto con una certa linearità e quindi con l’utilizzo di luci appropriate in determinati punti, musica di un certo tipo o assenza totale di suono in altri, e quindi si è optato per un survival horror classico. Scelta azzeccata?

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