Videogiochi contro la depressione, possibile una terapia del buonumore?

di Gaetano Cutri Commenta


Ne abbiamo sentite davvero di ogni tipo contro la nostra passione, colpa dei ben pensanti che proprio non riescono a tenere racchiuso il mal contento verso il mondo videoludico da sempre considerato un mezzo diabolico. C’è chi dice che l’obesità infantile sia colpa quasi esclusiva delle frequenti partite ai videogiochi, chi invece afferma che l’interesse per le console fa rinunciare all’attività all’aria aperta, fino a quel che si dice di negativo sui giochi violenti.

Insomma calpestati e sfibrati dalle continue critiche, i videogiochi hanno sempre avuto il coraggio di rialzarsi e concedersi nuovamente ai sempre più numerosi estimatori di ogni età, ma per fortuna qualcuno ha compiuto di recente uno studio che non vuole nuovamente sottolineare alcuni aspetti negativi dell’intrattenimento videoludico, bensì alcuni vantaggi importanti che potrebbero, chissà, un giorno trasformarsi addirittura in una sorta di vera e propria cura.


La East Carolina University infatti ha compiuto uno studio commissionato dalla PopCap, un’azienda molto importante soprattutto per quanto riguarda il settore dei giochi di intrattenimento semplici e godibili un po’ da tutti, come alcuni dei più noti puzzle game presenti in circolazione ed è stato notato qualcosa nei numerosi pazienti a cui è stato proposto di giocare per circa 40 minuti al giorno, per un mese, a titoli come Bejeweled, Peggle e Bookworm.

Nei pazienti che soffrono di depressione infatti, i ricercatori hanno riscontrato un calo del 57% dei sintomi depressivi e addirittura una diminuzione del 55% del livello di rabbia. Insomma spostare gemmine colorate oppure comporre delle parole utilizzando le lettere presenti sullo schermo risulta essere una vera e propria terapia del buonumore che in futuro potrebbe essere davvero presa in considerazione per i suoi evidenti benefici. I videogiochi non fanno solo male, diciamolo!

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