Giochi usati, il nuovo “male” dell’industria videoludica

di Andrea Guida Commenta

Ve ne siete accorti? Da qualche mese a questa parte, sembra che l’unico problema dell’industria videoludica siano diventati i giochi usati. Privati cittadini che – rinunciando alla goduria del day one e a tanti altri piccoli piaceri – tentano di risparmiare qualche soldo acquistando titoli già “consumati”, sono diventati quasi dei criminali. Forse anche più di quei pirati che in barba a qualsiasi regola e sistema di sicurezza scaricano giochi “a pacchi” senza spendere un soldo. Ma perché tutto questo?

La "tesi ufficiale”, in ragione della quale tutti noi dovremmo accettare la messa al bando degli usati, è che i giochi di seconda mano non fanno guadagnare né i publisher né gli sviluppatori. Ma siamo sicuri di tutto ciò? Siamo certi che migliaia di giocatori, sapendo di non poter più rivendere i propri dischetti dopo averli pagati 50–60 euro, acquisterebbero lo stesso prodotti così costosi? Noi non ne siamo affatto convinti.

Se poi, a questo, aggiungiamo il presunto blocco degli usati nelle console next-gen (e più precisamente in Xbox Next) la situazione rischia di degenerare. Immaginate una Xbox always-on, sempre connessa ad Internet che in qualche modo “marchia” i giochi e ne impedisce il funzionamento su altre console se non si effettua il login su Xbox Live usando l’account del proprietario originale del titolo: quanti giocatori sarebbero disposti ad accettare restrizioni simili? Pochissimi, anche perché tutto questo significherebbe anche complicare in maniera inutile il prestito di un gioco ad un conoscente o la semplice sfida a FIFA o WWE fatta durante le cene con gli amici.

Lo sappiamo, è un quadro estremizzato al massimo quello che stiamo dipingendo ma sono questi i rischi che si corrono demonizzando un mercato come quello dell’usato, che avrà mille difetti ma è un contributo all’industria videoludica, non una minaccia.

L’effimera illusione del digital delivery

Finora abbiamo discusso di giochi passati di mano in mano e di dischetti consumati, di supporti fisici insomma, ma il futuro sembra essere la distribuzione online. Il digital delivery e lo streaming dei giochi rivestiranno un ruolo fondamentale nelle console next-gen ma anche in questo caso non vediamo perché a rimetterci dovrebbero essere i milioni di utenti che acquistano quasi esclusivamente titoli usati.

È vero, la distribuzione online dei titoli potrebbe consentire una riduzione dei prezzi talmente consistente da rendere i giochi nuovi di pacca convenienti tanto quanto quelli usati, ma guardiamoci negli occhi: quanti di noi, con le connessioni ADSL che ci sono in Italia, si potrebbero permettere di scaricare un gioco di svariate decine di GB senza attendere tempi di portata biblica? Quanto allo streaming, non osiamo nemmeno immaginare il festival del lag inaugurato da un FPS riprodotto in full HD sulla PS4 di turno (in Italia, ribadiamo).

Insomma, ben venga l’ampliamento dell’offerta videoludica online, sia benedetto il gioco in streaming ma, per carità, non criminalizzate il mercato dell’usato. Perché poi il rischio è che qualcuno decida, per ripicca, di modificare la propria console e farci girare non più gli usati – che a quel punto saranno banditi – ma molto più semplicemente dei giochi piratati. E a quel punto chi ci guadagnerebbe? I publisher? Gli sviluppatori? Scusate ma dobbiamo chiudere l’articolo per raggiunto limite di ilarità.

[Photo Credits | Steve Wright Jr | tiggy]

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