Per chi osserva il mondo del retrogaming con l’esperienza di chi lo frequenta da vent’anni, il consiglio per i neofiti è spesso spiazzante: meglio non iniziare, a meno che non si disponga di una passione incrollabile e di un budget considerevole. Quello che un tempo era un passatempo per appassionati di tecnologia vintage si è infatti trasformato in un settore dominato da logiche di mercato vicine ai beni di lusso, rendendo l’accesso all’hardware e al software originale un privilegio per pochi.

Come sta cambiando il retrogaming in questo periodo
Negli anni le cose sono cambiate, bisogna infatti essere consapevoli di come dietro il collezionismo di questo genere solo la mera passione non basti, c’è bisogno anche di una spesa non indifferente. Il cambiamento più radicale è avvenuto negli ultimi anni. Il retrogaming “puro”, quello che rifiuta l’emulazione e le moderne riedizioni digitali per cercare l’esperienza autentica su cartuccia e disco, ha visto i propri prezzi schizzare verso l’alto.
La rarità non è più l’unico parametro: oggi, lo stato di conservazione è il vero ago della bilancia. Un gioco completo di scatola, manuale e inserti originali può raggiungere cifre vertiginose, mentre il settore del “sealed” (i titoli mai aperti) è diventato terreno esclusivo per investitori e collezionisti di alto profilo. L’evoluzione dei prezzi è emblematica.
Titoli che nel 2009 potevano essere acquistati completi per 30 euro, come Kirby’s Fun Pack per Super Nintendo, oggi vedono la sola cartuccia sfiorare i 70 euro. Persino i grandi classici un tempo diffusissimi, come Super Mario World o Donkey Kong Country, hanno raggiunto quotazioni di mercato che superano i prezzi di lancio delle moderne produzioni per PlayStation 5.
Questo fenomeno è alimentato da una domanda crescente che ha spinto i venditori a cavalcare l’onda del fascino vintage, talvolta gonfiando i prezzi in modo poco logico. Oltre al fattore economico, la sfida è dettata dalla deperibilità: trovare copie integre di titoli per console Nintendo o PS1 è sempre più difficile a causa dell’usura del tempo.
Sebbene esistano ancora margini di manovra per chi accetta compromessi, come l’acquisto di prodotti incompleti o privi di libretto, l’impegno richiesto oggi è infinitamente superiore rispetto al passato. In conclusione, il collezionismo retro rimane un viaggio affascinante, ma richiede la consapevolezza che ogni pezzo aggiunto allo scaffale potrebbe richiedere sacrifici economici importanti. Se alla base esiste un interesse genuino per la conservazione storica del videogioco, le soddisfazioni non mancheranno, ma la strada per il collezionista moderno è oggi più che mai in salita.